Software is like sex, better when it's free
Eccomi qua. Senza parole. Troppi giorni di silenzio.
Due mesi di zero assoluto, troppi per un lavoro che porto avanti da più di due anni. A me bloggare piace, questa è una delle mie poche certezze. Ma qual’è il motivo quindi di questo silenzio?
Certe volte succede che nella vita si sta male. Non si può mica stare sempre bene, non si può mica sempre essere da 10. Io ultimamente sono stato da 4. Mica zero, eh. Zero è da emodelcazzo. Io sono un chitarrista.
Però non si può manco stare sempre da 4 e a me piace stare da 10.
Ho caricato le pile, ho lasciato a casa il resto, ho studiato e messo da parte, ho letto e vissuto. Ho rubato baci e me li sono fatti rubare.
Ho fatto forse troppe cose, talmente tante da non rendermi conto di quello che ho creato, come se fossi circondato da un grande vuoto.
È un momento, magari tra un pò passerà, magari tra un paio di mesi rileggendo questo post ci riderò sopra, ma ora sono e resto da 4.
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P.s.: mi dispiace, lo so che siete stanchi di sentirmi dire frasi del tipo “dalla prossima settimana si ricomincia a bloggare a tempo pieno”, ma non voglio rinunciare a questo hobby. Ho un paio di progetti, ma poca volontà di realizzarli. Alla prossima, se ci sarà.
Plurk, uno dei tanti servizi di microblogging, ha appena aperto le sue API agli sviluppatori. La notizia ci è giunta a noi tramite il blog ufficiale del servizio web.
As Plurk grows, the demand for different set of tools, applications or features to complement our product has also increased. While some of those requests are later added into our social platform, we fully aware it would be impossible for us to implement everything by ourselves. Our users love Plurk passionately and we love them back just as much. So if someone’s mom wants to read her Plurks from her kitchen microwave, she should be able to (provided someone else already wrote such application using our API).
Le API non sono altro che un insieme di chiamate software messe a disposizione da un programma o da un oggetto, che possono tornare poi utili ad altri programmi o oggetti. Mediante l’apertura di esse, gli sviluppatori possono creare applicazioni basate sulle funzionalità di Plurk.
La documentazione completa delle API è disponibile a questo indirizzo.

Grande attesa per il prossimo arrivo di WordPress 2.9, per la quale sono state annunciate succose novità: se la versione 2.8 infatti è stata un passaggio intermedio ma necessario per stabilizzare il CMS, la nuova uscita dovrebbe comportare l’aggiunta di un discreto numero di interessanti funzionalità extra.
La prima grossa novità è l’editor online di immagini, molto semplice da utilizzare e minimalista, basato su JavaScript che consente di tagliare, ruotare, e girare un immagine. Ovviamente sarà possibile annullare l’ultima operazione svolta o ripristinare l’immagine originale.
Proprio come se fossimo sul desktop del nostro PC, avremo la possibilità di avere un contenitore dove andranno a finire i file che cancelliamo: sto parlando del cestino. In questo modo se cancelliamo una foto o un altro tipo di file, e poi ci accorgiamo di aver commesso un errore, siamo in grado di porvi rimedio, recuperando il file dal cestino. Solo svuotandolo i file saranno definitivamente eliminati dal server.
Infine tramite oEmbed, cambia anche il modo di inserire foto e video di servizi esterni nel proprio blog: utilizzando le funzioni del nuovo uploader, infatti, sarà sufficiente inserire con un copia/incolla il link Flickr o YouTube (per fare un esempio, ma sono supportati anche molti altri servizi) per otterere automaticamente l’embed dell’elemento da importare.
Praticamente poi con WordPress 2.9 il client FTP non servirà più a niente: avremo la possibilità di installare un nuovo tema partendo dall’archivio che abbiamo scaricato dal sito, caricandolo direttamente attraverso l’interfaccia grafica del CMS, e inoltre è stato aggiunto un vero e proprio updater che non si limita solo ad aggiornare la versione del blog, ma tutti i plugin.
Se volete toccare con mano tutte questa succose novità, potete installare la versione beta 1 scaricandola da qua.
Lo sviluppatore Harald Sitter sta lavorando – come ci dice sul suo blog – ad un progetto che interesserà molto gli utenti di KDE: Ubuntu One KDE client, ovvero un client Ubuntu One nativo per questo desktop environment.

Questa è una piccola applicazione nella system tray (accanto all’orologio) che ci mostra l’andamento del caricamento o del download di un file. C’è da dire che questo è solo un prototipo e non vi alcun comunicato ufficiale.
È possibile installare questo primo assaggio di Ubuntu One KDE client tramite il seguente PPA:
deb http://ppa.launchpad.net/apachelogger/ubuntuone-kde/ubuntu karmic main
deb-src http://ppa.launchpad.net/apachelogger/ubuntuone-kde/ubuntu karmic mainVisto che probabilmente sarà implementato in Kubuntu 10.04 LTS – si parla di un integrazione con Dolphin, aspettiamoci nei prossimi mesi nuovi aggiornamenti.
Pare un’impresa difficile, di questi tempi, trovare il tempo per leggere un libro dalla prima all’ultima pagina. Poco male.
Così due giovani americani del primo anno di università, Emmett Rensin e Alexander Aciman, hanno avuto un’idea per fondere lo stile rapido e conciso di Twitter con la letteratura: riassumere le opere dei classici della letteratura, in venti frasi, ognuna da 140 caratteri.

Nasce così la Twitterature. Il libro scritto dai due studenti, edito dalla Penguin, si chiama Twitterature: The World’s Greatest Books Retold Through Twitter, e riassume in pochi tweet circa 75 classici, dall’Inferno di Dante all’Ulisse di James Joyce.
Mi pare che il gioco non sia semplicemente riassumere l’opera in tweet, ma riprodurne la trama cercando di immaginare quali tweet avrebbero prodotto i vari protagonisti utilizzando il gergo internettiano dove, ad esempio, BTW sta per “by the way”.
Per vedere l’intera twitteratura di un libro vi rimando alla pagina degli autori.

Con il passare del tempo, dei post e dei commenti, i blog basati su piattaforme WordPress richiedono sempre maggiori risorse macchina come RAM e CPU, sui vari hosting su cui risiedono; per questo è molto importante dare sin da subito al proprio blog, un’impostazione “al risparmio“.
A tal proposito, senza andare a scomodare la configurazione LAMP, consiglio vivamente di seguire le classiche indicazioni che ben conosce la maggior parte degli utenti medio-avanzati di WordPress:
Consiglio vivamente WP-Super-Cache, personalmente non sono un grande esempio da seguire riguardo ai plugin che uso (troppi) e non ho nemmeno trovato la voglia di comprimere CSS e JavaScript, ma tutti quelli qui sopra sono suggerimenti abbastanza comuni e senza dubbio consigliati.
Come si può leggere dall’annuncio ufficiale del team di KDE, il noto desktop environment è arrivato alla versione 4.3.3 ed è stato ufficialmente rilasciato.

L’aggiornamento viene consigliato dagli sviluppatori essendo composto esclusivamente da correzioni e miglioramenti alle traduzioni; a giovare delle migliorie sono, soprattutto, il desktop Plasma, il gestore di finestre KWin (i suoi effetti dovrebbero ora essere più fluidi), il player audio JuK (maggiore stabilità) e la suite KDE PIM.
Con la tipica velocità a cui siamo ormai abituati, tutti i principali distributori hanno tempestivamente creato pacchetti per installare con facilità KDE 4.3. Se usate Ubuntu 9.10, potete aggiungere questa riga APT tra le fonti di software di terze parti (in Synaptic):
Sul blog ufficiale di Skype è apparsa una nuova notizia che annuncia che l’azienda che porta avanti lo sviluppo del famoso client VoIP ha deciso che in futuro ne rilascerà una versione opensource per Linux. La notizia sta dilagando con entusiasmo su tutta la blogosfera, ma ovviamente c’è il trucco.

Verrà rilasciato sotto licenza open soltanto il codice dell’interfaccia grafica del client, mentre il codec e l’algoritmo di cifratura resteranno in una libreria binaria. È comunque un passo avanti, ma c’è poco di cui esaltarsi – se non la possibilità di usare la libreria binaria direttamente in altri client, tipo Pidgin.

I pinguini, si sa, non sono in grado di volare, ma non mi stupirei se il nostro pinguino fosse capace anche di questo. Già, perché ora Linux è stato in grado di fare tante cose, come trasformarsi da un sistema di nicchia ad un sistema che ormai può essere ritenuto pronto per le masse e veramente alla portata di tutti.
Di questo fatto se ne sono accorti in molti, tant’è che anche i media ne hanno parlato, sfruttando l’uscita di Hardy Heron come occasione per parlare di questo OS da smanettoni – che oramai tanto da smanettoni non è (o quantomeno non solo).
Su distro-review è stato pubblicato un interessante articolo che illustra 10 ragioni per cui Linux ha ormai superato gli stereotipi con cui veniva storicamente etichettato (è difficile, poco intuitivo, è roba da nerd etc.). In sintesi le ragioni sono:
Ho parlato poco tempo fa dell’ importanza e dell’ indispensabilità che Google ha nella nostra vita virtuale. In un primo momento soltanto un motore di ricerca, ora possiamo dire che Google è il punto di riferimento della maggior parte degli utenti del web.
The Google Story è un video inserito dal Google UK su YouTube che ripercorre le principali tappe – facendo un viaggio dal 1995 ad oggi, mostrando tutti i progetti e momenti importanti nella storia del gigante di Internet. Si va BackRub a Google Ware, passando per Street View, GMail e tutto il resto.
Luca Marchi è un'appassionato di informatica e di web 2.0. Amante dell'opensource, scrive sul suo blog da circa tre anni. Per avere maggiori informazioni sull'autore visitate questa pagina.